“I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo” diceva Ludwig Wittgenstein, e se ne potrebbero trovare a centinaia di citazioni autorevoli sull’importanza di padroneggiare le lingue, non da ultima – per rimanere in ambito germanofono – la famosa “Chi non conosce lingue straniere non sa nulla della propria” tratta dalle Massime e riflessioni di Goethe.

Non è solo per ragioni sociali e economiche che molti di noi decidono di avvicinarsi alle lingue straniere, anzi, spesso a guidarci sono motivi più personali, interiori, che spesso hanno a che fare più con le emozioni che con intenti professionali. A tal proposito, ci è sembrata bella e condivisibile la riflessione di Caterina Orsenigo che, spinta da un viaggio in Argentina a immergersi in una lingua ancora sconosciuta, scopre:

entrare in una lingua è come se all’improvviso si diventasse più vasti, come se la mente di colpo avesse una stanza in più.

Appropriarsi di una nuova lingua, per quando in modo imperfetto, significa appropriarsi di un altro mondo, guadagnare nuovi spazi e riempirli man mano di conoscenza. Più in là mi spingo, più larghi saranno i confini del mondo che mi appartiene, per rimanere nell’immagine di Wittgenstein. Il percorso non può che essere faticoso: lo capisci bene quando, dopo anni sui libri e nelle aule di tedesco, assapori, sommessa, l’emozione di riuscire a carpire la chiacchierata dei passeggeri accanto a te sulla U-Bahn di Vienna, oppure quando ti butti con spavalderia a conversare del più e del meno con la receptionist dell’ostello a Berlino. E così, finalmente, ti accorgi che non è soltanto bello, ma anche soddisfacente.

Per aggiungere ancora un’immagine all’esperienza dell’apprendimento delle lingue, non possiamo farci mancare quella del viaggio: nello stesso articolo, apparso su minima&moralia, per l’autrice lo studio del tedesco è in realtà un viaggio nell’estraneità, per essere anche “un po’ nuovi a sé stessi”, per arricchirsi senza dover necessariamente muoversi.

C’è qualcosa nella gioia e nella libertà di appropriarsi per la prima volta di un nuovo mondo e di una nuova lingua, qualcosa di magico.

Fonte: minima&moralia

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