Può darsi che se vi interessate alla traduzione vi sia capitato di sentir parlare di localizzazione di videogiochi o localizzazione videoludica. Ebbene, se questo concetto vi suona estraneo, questo articolo cercherà di fare un po’ luce su questo argomento grazie alla serie di webinair del sito La Bottega dei Traduttori che ALAB sta frequentando.

Prima di tutto, un paio di parole sul videogioco come “medium”.

Quali sono le sue specificità? Il videogioco è un canale audiovisivo e sonoro, proprio come un film o un video, ma a differenza di questi presenta delle particolarità ben specifiche: il fatto di essere interattivo. Infatti, in esso c’è una costante interazione tra l’usuario e lo strumento, il giocatore interviene e se c’è un “intoppo” come un malinteso o un errore di comunicazione questo può avere ripercussioni sull’esperienza del giocatore.

Un “intoppo”? Beh, sicuramente anche in un film, se ci imbattiamo in un grossolano errore di traduzione, può capitare che questo infici sulla nostra comprensione globale della trama e delle vicende. Ma dato che nei vidoegiochi siamo noi in prima persona a prendere decisioni basandoci sulle informazioni che riceviamo, è ancor più di vitale importanza che queste informazioni siano corrette.

A seguire alcuni errori di traduzione ormai “storici”…

errori_traduzione

“All your base are belong to us”

“You have no chance to survive make your time”

“A winner is you”

C’è da dire che i primi arcade come Pong o Space Invaders non avevano testo, ma negli anni ’80 (e poi ancor più nel decennio successivo) nacque qualcosa di opposto, dei giochi di ruolo testuali senza interfaccia grafica come The Underground empire, nei quali quindi il testo era fondamentale. Adesso la situazione è ben diversa: i videogiochi hanno trame molto complesse e persino troppo “cervellotiche” e sono ora atutti gli effetti una espressione artistica e culturale. Il settore è quindi in piena espansione, è crossmediale (coinvolge il cinema o i fumetti, produce del merchandising) sia in una direzione (giochi realizzati da film) che nell’altro (film realizzati a partire da videogiochi). I videogiochi sono parte della cultura pop a tutti gli effetti e mobilitano grandi fondi, quindi anche gli “svarioni” classici nella traduzione adesso non si potrebbero più verificare (anche perché, nel caso di quelli di provenienza giapponese, viene diramata una versione inglese direttamente dalla casa madre, che è quindi usata come materiale per la traduzione verso altre lingue).

Idealmente il processo di adattamento e traduzione seguito dovrebbe essere quello della “glocalizzazione”: il testo dei messaggi in sovraimpressione e dei dialoghi tra personaggi e con l’utente viene redatto già in vista di una fruibilità intenrazionale per facilitare la traduzione e la successiva distribuzione.

Nel prossimo articolo vedremo come si svolge il processo di traduzione di un videogioco, dalla commessa fino alle varie specificità, per calarci maggiormente nel punto di vista di un traduttore interessato al settore.

Alla prossima!